C’è un pianeta

C’è un pianeta.
Un pianeta dove puoi camminare con il tuo cuore nel palmo della mano senza temere che qualcuno lo butti a terra e lo calpesti.
Un pianeta dove puoi dire di aver sognato, senza sentirti diverso, pazzo; ed essere pazzo senza pensare che sia un qualcosa di brutto, senza essere punito, ripugnato, ucciso, per la tua pazzia.

C’è un pianeta.
È bianco e nero.
E in quel pianeta imparerai che bianco e nero non è tristezza, imparerai che bianco e nero è ricordo.
Ricordo delle risate di quand’eri bambino, ricordo bello, ricordo brutto, ricordo sciocco, poco importa, un ricordo è parte di te, ed è bianco e nero.
È bianco come il tuo ingenuo sorriso di bambino, è nero come il buio in cui ti nascondevi.
È un pianeta bellissimo.

Tu sei felice, i tuoi occhi brillano. È il tuo pianeta e te ne prendi cura, lo ami.
C’è un pianeta…c’era un pianeta.
Che è successo?
L’hai ucciso?
Nemmeno tu sai perché l’hai ucciso, ma l’hai fatto, l’hai distrutto poco alla volta, lentamente.
L’hai preso in mano, lo fissavi, sapendo che se fosse successo qualcosa al pianeta non avresti più potuto rimediare.
Ma a te non interessava. Non più…

Prendesti una spiala con l’altra mano, l’hai appoggiata lentamente sul tuo pianeta.
L’hai fissato.
Hai trafitto il tuo pianeta, lentamente, con una lentezza malinconica.
Una lacrima amara ti accarezzava il viso, non l’asciugavi, la tenevi addosso.
Vedevi il tuo pianeta che moriva sulla tua mano assassina. Un pezzo alla volta. Lentamente.
È tutto lento.

Ma la felicità, la felicità è davvero veloce ad andar via.
C’era un pianeta, c’era un bambino; c’è la morte del pianeta, c’è un uomo.
Cosa è successo?

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