I popoli delle montagne

Il 25 Settembre scorso nel Kurdistan iracheno, regione semi-autonoma da ormai più di vent’anni, é stato condotto un Referendum sull’indipendenza della regione. La vittoria è stata schiacciante, il 92% vota si.

Si tratta di un episodio più unico che raro per la comunità curda. La popolazione é intorno ai 35/40 milioni, una tra le più grandi etnie senza uno stato proprio: divisi tra Turchia,Siria,Iran e Iraq si portano dietro una storia segnata da soprusi di regimi totalitari.

Da anni ormai, dopo il trattato di Savres del 1920, sono stati costretti a lottare per la salvaguardia della loro lingua e del diritto di identificarsi come curdi senza essere necessariamente inglobati in realtà sociali estranee alla propria.

Tra violenze psicologiche e fisiche, tentativi di arabizzazione, conversioni a ideali religiosi non propri e massacri di massa, rimane ben poco della cultura curda. Tutto pur di annullare la loro identità attraverso strategie sociali che vedranno gradualmente l’abolizione della lingua,della cultura e dell’alfabeto, un vero e proprio azzeramento dell’essere con il fine di assumere identità estranee, lontane. In Turchia, si sa, uniformità è la parola d’ordine.

Il Referendum rappresenta la volontà di un popolo di riscattarsi dopo le vittorie dei Peshmerga (esercito del kurdistan iracheno) sulle milizie dello “Stato islamico” che insieme agli Stati Uniti si è riusciti a sbarigliare. Forte dei meriti legati alla guerra contro il terrorismo e della coalizione con gli USA, Masoud Barzani, presidente del PDK dal 1979, proporrà il Referendum con la speranza che la volontà dei Curdi venga una volta per tutte rispettata.

La risposta da parte degli Stati Uniti, Onu ed Europa è stata un duro colpo. Ritenendo il Referendum una mossa rischiosa per la stabilità politica, lo condannano, mentre Iran e Turchia chiuderanno i confini e lo stato iracheno si opporrà definendolo “referendum incostituzionale” perché si rischierebbe di vedere l’ Iraq diviso quando invece necessita di rimanere unito ,ora più che mai, contro la minaccia terrorista.

Di certo l’opposizione degli stati confinanti era già stata presa in considerazione e predetta da Barzani,consapevole delle grandi ricchezze presenti nel territorio, mentre l’opposizione dell’Europa e dell’America è stata sicuramente inaspettata. Nei territori confinanti vi sono molte enclavi curde, e anche piccole cellule militari(nel caso della Siria sono attive per la guerra contro l’isis), che in Turchia e Iran coprono fino all’ 11% e 20% della popolazione totale. Queste vedono nella realizzazione del referendum l’inizio della realizzazione del Kurdistan (da qui l’opposizione di Iran e Turchia) che la magnanima Europa aveva promesso ma mai concretizzato.

Vi è inoltre la possibilità ,per quanto deprecabile, che la situazione sfoci in un’ennesima guerra politica in cui verrà incanalata da una parte la volontà di ribellarsi repressa da anni di regime, e dall’altra il desiderio di infliggere un duro colpo ad un popolo troppo legato alle proprie tradizioni per essere assimilato e troppo grande per essere dimenticato.

Ritengo personalmente che il Referendum,per quanto necessario, sia stato particolarmente precoce per i tempi. Lo stato Islamico, per quanto indebolito, ha forti possibilità di riprendersi con un Medio Oriente scisso e al completo sbaraglio ma d’altro canto, possiamo veramente biasimare le scelte di Barzani, c’è veramente un “momento giusto” per creare una nazione se questa sottrarrà inevitabilmente territori ad altre?

Una domanda in particolare che mi sorge spontanea riguarda invece l’atteggiamento estero: se l’annuncio di Barzani riguardo il Referendum è stato dichiarato di volta in volta nel corso di anni, perchè preoccuparsene solo ora? Forse gli Stati Uniti, Onu ed Europa, proprio come Teheran e Ankara, si siano fatti prendere troppo dalla presunzione, mossi dalla convinzione che il Krg (Kurdistan Regional Government) non sarebbe mai andato fino in fondo con la proposta del Referendum se sottoposto a forti minacce?

Come sempre in Medio Oriente la scintilla di un conflitto è sempre dietro l’angolo e ora più che mai sembra inevitabile.

“One crowded hour of glorious life is worth an age without a name”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *