Le origini dell’essere umano

 

Da sempre le origini della vita sulla terra e, in modo particolare, dell’essere umano sono spunto di riflessione per l’uomo. La domanda “chi/cosa ci ha creati?” è insita nei nostri pensieri. Potremmo definirla la domanda che più di ogni altra stimolò, stimola e stimolerà nell’uomo l’osservazione e la ricerca in senso lato. Al giorno d’oggi ci sono due scuole di pensiero dominanti da sempre contrapposte tra loro: da una parte abbiamo i tenaci sostenitori dell’evoluzionismo e dall’altra gli irremovibili sostenitori del pensiero creazionista.

I creazionisti, in una prospettiva scientifica, credono che l’Universo, la Terra e tutti gli organismi viventi si siano originati da atti specifici di creazione divina, e non da processi naturali come l’evoluzione.

Gli evoluzionisti attribuiscono l’evoluzione di una specie a lievi modificazioni numerose e successive delle proprie caratteristiche biologiche. In linea generale questa teoria prevede che all’interno di una data popolazione, individui meglio adattati all’ambiente grazie a casuali cambiamenti genetici ereditati, abbiano maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto ai loro simili. In un intervallo di tempo sufficientemente lungo, gli individui con caratteristiche biologiche più vantaggiose aumenteranno di numero.

L’accumularsi di queste mutazioni genetiche, nel corso delle generazioni, casualmente favorite dall’ambiente, genererebbe dei cambiamenti nella popolazione fino al punto che gli individui che la costituiscono saranno così diversi dai loro antenati da poter teoricamente parlare di “nuova specie”. Un aspetto da sottolineare nella teoria darwiniana è l’assenza di finalismo e progettualità nei cambiamenti, aspetti che contrariamente a quanto detto sembrano presenti nella nostra evoluzione.

Quando Darwin illustrò la propria teoria, ammise che fino a quel momento non fosse stato rinvenuto alcun reperto fossile a riprova della transizione, ma affermò che certamente in un futuro se ne sarebbero rinvenuti, sosteneva infatti: “Infine, se la mia teoria è veritiera, innumerevoli varietà intermedie, anelli di congiunzione tra le specie dello stesso gruppo devono certamente essere esistite. Allora, perché non le troviamo incastonate in misura considerevole nella crosta della terra?”

Quello quindi che sembra più screditare la teoria evoluzionista, è il cosiddetto “anello mancante”, un termine coniato nel corso del XIX secolo, per indicare la mancanza di rinvenimenti fossili che provassero le lievi modificazioni numerose e successive di cui parlava Darwin.

Per una nutrita serie di ragioni, le analisi sulle sequenze genetiche mostrano comunque che il DNA dell’uomo è uguale quasi al 99% a quelli di bonobo e scimpanzè, il che mostra con certezza quasi assoluta che veniamo da un antenato comune.

Ciò che ci distingue maggiormente dalle scimmie sarebbe dovuto a un insieme di processi evolutivi che prendono il nome di ominazione. Grazie all’ominazione noi oggi abbiamo capacità cerebrali che nessun altro essere vivente, nel nostro pianeta, possiede; capacità quali il pensiero simbolico o il linguaggio articolato alle quali risulta complicato attribuire determinate ragioni evolutive.

Un altro frutto dell’ominazione sarebbero: le dimensioni attuali del nostro cervello di circa 1450 cc, la deambulazione bipede, il pollice opponibile. Altri fattori che ci contraddistinguono dalle scimmie sarebbero: la scomparsa dei peli, difatti la nostra cute è esposta a tutto, la crescita smisurata di capelli e unghie o la traslocazione, tutti fattori svantaggiosi evolutivamente.

Mentre orango, scimpanzè, gorilla,bonobo hanno 48 cromosomi, noi, per effetto di una traslocazione Robertsoniana ne abbiamo 46. Tale traslocazione raramente avviene in natura, ma quando avviene nei portatori si ha una probabilità maggiore di generare figli affetti da disturbi genetici e questo induce a pensare che nel corso della nostra evoluzione ciò non sia avvenuto spontaneamente in quanto risulta difficile trovarvi vantaggiose ragioni evolutive.

E’ inoltre importante sottolineare che quel processo che ha portato alla comparsa del sapiens 200.000 anni fa è considerato da alcuni un processo troppo veloce, infatti tutto è avvenuto in soli 6.000.000 di anni; un lasso di tempo brevissimo se paragonato all’era dei dinosauri durata 180.000.000 anni.

Per le considerazioni di qui sopra viene spontaneo chiedersi se qualcuno ci abbia creato o abbia semplicemente dato “colpi di acceleratore” alla nostra naturale evoluzione; una domanda che secondo noi, accende quel desiderio di conoscenza, fine a sè stesso, che più di ogni altra cosa ci distingue dagli animali.

Articolo di Davide Cataudella e Irene di Paola

Fonti: web, “I geni manipolati di Adamo” di Pietro Buffa.

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