Discorso in difesa di un padre

Davide: Vostro onore, non avrei mai immaginato che saremmo arrivati a questo punto. Di certo, non era mia intenzione discutere sull’affidamento di mia figlia Sofia in un tribunale, davanti a un giudice, perché credevo che io e Aurora avremmo raggiunto una soluzione di comune accordo, pacificamente, e che non sarebbe stato necessario ricorrere agli avvocati. Tutto ciò che desidero io, e penso e spero che coincida con quello che vuole anche sua madre, è  solamente la felicità di nostra figlia: poiché confido nella giustizia, so che mi aiuterete a dimostrare l’impegno con cui ogni giorno io cerco di essere un padre “perfetto” per Sofia. Ritengo che sia opportuno iniziare il mio racconto dal momento in cui ho conosciuto Aurora.

Eravamo compagni di scuola ai tempi del liceo; nel 2005, io frequentavo il terzo anno, lei il primo. Era una ragazza bellissima (lo è tuttora, non lo nego) e io ho subito perso la testa per lei. Ho trovato il coraggio di presentarmi solo durante il ballo di fine anno: le ho chiesto di ballare e Aurora ha accettato. Ben presto abbiamo cominciato a frequentarci, a uscire insieme, finché ci siamo fidanzati. Gli anni del liceo passavano, e noi vivevamo felici la nostra storia d’amore. Già allora io avevo la passione per la musica, e ho continuato a coltivarla anche dopo il diploma: ho iniziato a suonare il sabato sera nei locali della mia città e, anche se non guadagnavo molti soldi, a me bastavano. Aurora, invece, ha finito la scuola e si è iscritta all’università di lingue di Trieste, non accontentandosi di rimanere qui a Roma. A me dispiaceva il fatto che andasse a studiare così lontano dalla nostra città, ma d’altro canto era giusto che inseguisse i suoi sogni, proprio come me. Nei mesi che sono trascorsi prima di rivederci, ci siamo mantenuti in contatto per telefono e via email, ma lei non ha mai accennato alla sua gravidanza. Poi è ritornata a Roma, ha bussato alla porta di casa mia e, quando le ho aperto, mi ha messo in braccio una neonata di 3-4 mesi e mi ha detto, tra le lacrime: << Ciao Davide, mi dispiace di essermi presentata a casa tua senza preavviso. Lei è nostra figlia, si chiama Sofia ed è nata il 22 gennaio. Scusa se non ti ho detto che ero incinta, ma l’ho fatto perché so che non ami i bambini. Ora devo salutarvi>>. Ed è sparita a bordo dello stesso taxi che l’aveva accompagnata a casa mia.

Lo confesso, vostro onore, Aurora ha usato un eufemismo quando ha affermato che io non amavo i bambini: io li detestavo davvero, perché mi richiamavano alla mente pianti, responsabilità, compiti per casa e notti insonni, e tutto ciò mi terrorizzava. Nella mia vita, avevo sempre creduto che non sarei mai diventato padre, perché era un ruolo che non mi si addiceva, per il quale non sarei mai stato pronto. Dunque, potete immaginare la mia reazione quando la mia fidanzata mi ha posto davanti alla realtà dei fatti: sono rimasto pietrificato. Il mio cervello mi ordinava di inseguirla e chiedere spiegazioni, ma il mio corpo non riusciva a ubbidire. Così l’ho guardata scappare via, e non l’avrei più rivista per sette anni.

Sono rientrato in casa con la neonata, che ha iniziato a piangere nel momento stesso in cui ho chiuso la porta, e ho passato la prima delle numerose notti in bianco provando a farla smettere (e riuscendoci soltanto all’alba). L’indomani, ho telefonato ad Aurora che, con mia sorpresa, ha risposto subito, dicendomi: << Quando ho scoperto di aspettare un bambino, mi è crollato il mondo addosso. È vero, diventare madre era uno dei miei sogni più grandi, ma è successo nel momento sbagliato. Per adesso, devo pensare al mio futuro, per dare poi a Sofia una vita felice e fortunata. Tra mille difficoltà, ho portato avanti la gravidanza e, appena ho potuto, sono tornata a Roma. Sono certa che diventerai un padre fantastico. Io non sono capace di occuparmi di nostra figlia. Perdonami. Perdonatemi>>. E ha chiuso la conversazione. Lo ricordo come se fosse ieri: sono rimasto ancora più sbalordito di quando mi ha presentato la bambina.

Avevo bisogno di aiuto, perciò ho chiamato mia sorella Elena, la persona più buona e disponibile che io conosca, e l’unica di cui mi fido ciecamente. Immediatamente è accorsa a casa mia e le ho spiegato la situazione; ero disperato e convinto del fallimento che avrei ottenuto sotto tutti gli aspetti. Elena mi ha confortato, assicurandomi che sarebbe rimasta sempre al mio fianco. In effetti, ha mantenuto la promessa: durante questi sette anni, non è mancata a nessuna recita scolastica, a nessun saggio di danza; è stata per me un angelo custode e per Sofia un’amica, una confidente, un punto di riferimento. Tutto ciò che Aurora aveva deciso di non voler diventare.

Mia figlia mi ha cambiato la vita come nessun’altro. Ho capito che non potevo vivere solo grazie ai guadagni delle serate nei locali. Allora, ho cercato e ottenuto un impiego in una scuola media come insegnante di chitarra. Ho imparato a prendermi le mie responsabilità. Ho insegnato a Sofia (o forse lei ha insegnato a me) il rispetto per gli altri, il coraggio, la determinazione, la gioia di vivere. Siamo cresciuti insieme, giorno per giorno, un passo per volta. Abbiamo instaurato un rapporto che non trovo parole per descrivere. Posso solo assicurarvi che la amo più di me stesso.

Naturalmente, mi ha sempre chiesto notizie di sua madre. Io mi sono trovato di fronte a un bivio: se le avessi raccontato la verità, avrebbe odiato per sempre Aurora; se mi fossi inventato una storia alternativa alla realtà, mia figlia non avrebbe sofferto. Cosa sceglierebbe un padre? Di nascondere una verità troppo dolorosa. E infatti, ho deciso di mentirle: sapendo che Sofia adora la danza, le ho fatto credere che Aurora fosse una ballerina di eccezionale talento, sempre impegnata ad allenarsi e a girare il mondo insieme alla sua compagnia. Non ho ancora avuto il coraggio di rivelarle com’è andata realmente la storia. Di questo mi pento amaramente, ma per il resto ho sempre tentato di essere il padre che tutti i bambini sognano.

Qualche mese fa, Sofia ha compiuto 7 anni. Adesso sua madre, che nel frattempo  si è sposata con un altro uomo, si considera finalmente pronta per comportarsi da madre. Abbiamo trascorso del tempo insieme, io, lei e la bambina, e devo ammettere che Aurora si è dimostrata più brava di quanto immaginassi: una madre paziente, premurosa e dolce. Il problema sta nel fatto che lei si è già creata un’altra famiglia e non vuole nemmeno provare a restare in questa città, insieme a me e Sofia. Al contrario, vuole portare nostra figlia con sé a Trieste, dove ha vissuto per tutti questi anni. Io invece mi sono mostrato disposto a ricominciare da capo, a costruire una nuova vita che includesse anche lei, perché il valore più importante che mia sorella mi ha trasmesso è proprio il perdono. Ma a nulla è servito. Aurora pensava di farmi un favore “riprendendosi” la bambina, ma a quanto pare non ha compreso l’effetto che Sofia ha avuto su di me, che mi ha trasformato in un uomo migliore. Spero che ora inizi a rendersene conto.

Vostro onore, non strappate un padre alla propria figlia, non strappate una figlia al proprio padre. È vero, Sofia si sta affezionando a sua madre, ma sono certo che preferisce continuare a vivere con me ed Elena, la sua vera famiglia. Come recita un proverbio, “i figli sono di chi li cresce” e Aurora non è stata una madre presente. La devo però ringraziare per avermi fatto conoscere Sofia. È una bambina meravigliosa, e diventerà una donna, e magari anche una madre, meravigliosa. Per quanto io possa sforzarmi, non riesco neppure a immaginare come sarebbe stata la mia vita senza di lei. Sofia è la ragione per cui la mattina mi sveglio e la sera mi addormento. È per me essenziale come l’aria, come il cuore; è parte integrante di me.

Prima di concludere, vorrei dire ad Aurora solo questo: sono passati sette anni, è troppo tardi.

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