In viaggio per la pazzia

C’hanno sempre insegnato a vivere secondo le regole, ma le regole ci dicono di non vivere. Al quanto contraddittorio, non credi? Eppure i “grandi” dicono ai “piccoli” di rispettarle, altrimenti…altrimenti si diventa pazzi! Be’, io non ho mai capito cosa ci sia di male nell’essere pazzi, ma credo che non sia l’unica cosa che non ho ancora compreso.

Le madri hanno sempre detto ai figli di immaginare a colori ma obbedire alle regole; e le regole dicono di ascoltare i consigli delle sagge madri, ma di immaginare in bianco e in nero. Così i bambini si sono convinti che i colori erano il bianco e il nero, e hanno immaginato avventure bianche o avventure nere. A volte sia bianche che nere, ma non è capitato spesso. Mi sono sempre chiesta di che colore sono le fantasie delle madri. Poi ho ricordato che esistono le regole, e le regole dicono che i grandi non immaginano. Mai. Come faceva una non sognatrice a dire al figlio di sognare per poi farlo diventare un non sognatore? Roba che dà alla testa!

Decisi di guardare altro e vidi un padre. Era un padre fiero di insegnare al figlio come costruire gli aeroplani di carta, e disse lui: “obbedisci alle regole, figlio mio”. Ma le regole dicevano che gli aeroplani di carta non esistevano, erano solo fogli piegati, e non volavano. E allora perché mai chiamarli aeroplani di carta se aeroplani non sono? E perché mai cercare di trasformare la carta se resterà ugualmente carta? E alla fine ho compreso. Si fanno illudere, ci facciamo illudere.

Ci illudiamo di saper distinguere l’illuso dall’illusore, senza mai renderci conto di essere stati illusi dall’illusione di un illusionista. Ma io trovai l’inganno e decisi di non ascoltare più le regole. Decisi di ribellarmi, decisi di diventare ciò che tutti temono: decisi di diventare pazza…e lo divenni. Ma non potevo tenere questo immenso segreto solo per me. Allora presi dei palloncini, tutti colorati, e li feci vedere ai bambini che obbedivano alle regole, e dissi loro che da ora potevano fare sogni rossi, verdi, gialli, marroni, rosa…e anche pieni di arcobaleni.

Scoppiarono a ridere e il prato intorno a loro si colorò. Mi chiesero di che colore fosse l’arcobaleno. Li guardai: “non è soltanto un colore, non lo sarà mai. È la folle libertà che abbiamo nei sogni”. Mi guardarono stupiti. Erano talmente stupidi che divennero tutti colorati. Quel giorno vissi un sogno, e questa volta non era né  in bianco né in nero.

Le regole però parlavano chiaro, i pazzi erano un pericolo, dovevano essere isolati. Così furono presi tutti i pazzi, me compresa, e furono messi in stanze bianche e nere. Credevano che li avrebbero “aggiustati”. Ma non funziona così. I pazzi sono pazzi perché non vedono e non sentono. I pazzi sono pazzi perché guardano e ascoltano. E se mai un non pazzo dovesse scoprire il segreto dei pazzi, be’ mi dispiace, ma i pazzi avranno già trovato un modo diverso di guardare e ascoltare.

Che strani che sono i pazzi, che strani che siamo noi pazzi, amiamo essere definiti folli ma odiamo che i non pazzi ci definiscano folli… che assurdità, sa di pazzo! Ho svelato così tante cose sul mondo dei pazzi, le ho scritte con la glassa al cioccolato proprio qui, su questo muro di pan di spagna alla fragola, mentre sono avvolta in un’immensa coperta di pasta di zucchero. Amo questo posto in cui noi pazzi viviamo, questo mondo dove tocchiamo  il cielo con gli occhi, dove tocchi i colori e ridi, ridi…ridi! Ma non capisco perché voi lo temiate così tanto.

Ciò che però più mi tormenta è il perché voi chiamate la nostra glassa al cioccolato “segni sui muri”, il nostro pan di spagna alla fragola “muri di cemento”, la pasta di zucchero “camicia di forza” e il posto in cui viviamo “manicomio”.

Usate parole così vuote e bizzarre che a volte penso siate voi i veri pazzi qua dentro!

Cari non pazzi, non sono un filosofo, un saggio, tanto meno una donna dotata di senno, ma lasciate che vi dia un consiglio: ribellatevi e vivete.

Con affetto, i vostri amati pazzi.

Testo di Nicoletta Schembari

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