Le voyageurs di Bruno Catalano – Uomini senza meta

Bruno Catalano é un noto scultore francese contemporaneo. Nato in Marocco nel 1960 da una famiglia di origini siciliane, all’età di 10 anni migra in Francia, speranzoso di condurre una vita migliore. Dopo aver lavorato come elettricista e marinaio, all’età di 30 anni decide di cambiare definitivamente la sua vita e di rischiare affidandosi alla sua passione: si dedica così alla carriera  artistica. La sua fortuna inizia nel 2005 quando, durante una fiera d’arte contemporanea, viene notato per la sua straordinaria abilità tecnica ed espressiva. Il suo capolavoro è rappresentato da “Le Voyageurs”( I Viaggiatori), una collezione di 10 sculture in bronzo sparse per tutta Marsiglia.

I soggetti sono dei viaggiatori senza bussola, senza destinazione, guidati dall’esigenza di un cambiamento. Uomini e donne diretti verso l’ignoto, proiettati verso nuovi orizzonti. Il viaggiatore è un uomo senza dimensione, un Ulisse senza Itaca, immerso in un mondo vasto, in un tempo dilatato e dilaniato dalla molteplicità delle identità che lo esplorano.

Caratteristica di tutte le sculture è una mancanza, un vuoto che solca il bronzo. Una lacerazione che può essere tanto l’inizio di un’inarrestabile deterioramento quanto la rimarginazione di un solco preesistente. Il viaggio verso cui sono diretti “Le Voyageurs” è sospeso tra due poli, è indefinito: Da una parte salvezza e guarigione di una ferita aperta, dall’altra naufragio e inizio di una sanguinosa lacerazione interna.

Nello sguardo é presente  sia  la fiducia di ritrovare la sperata libertà, sia la paura della prigionia che l’ignoto verso cui si stanno volgendo può nascondere : il viaggiatore avanza  tanto verso la  salvezza quanto verso la  dannazione.
Immancabile in tutte le sculture é il bagaglio a mano, scrigno in cui custodire un pezzo del mondo abbandonato ma che non si ha il coraggio di dimenticare, custodia pronta ad afferrare nuovi ricordi, nuove esperienze, spazio in cui trovano posto  il passato e il futuro. La valigia è l’unica certezza che ha il viaggiatore, solida, estranea all’indeterminatezza del tempo e dello spazio, libera da ogni flusso deformante e distruttivo dell’ignoto cosmico circostante.

“Venendo dal Marocco,ho portato queste valigie piene di ricordi. Non solo contengono immagini ma anche esperienze, desideri: Le mie radici in movimento.”– Bruno Catalano

Il viaggiatore senza meta, senza punto di partenza, in mezzo a un cammino indefinito, con un misto di paura e di speranza, avanza imperterrito, dilaniato da un connubio discordante di sensazioni.

Immerso nell’immensità del tempo e dello spazio, capisce che a nulla valgono gli ideali di cui si è vestito, a nulla valgono le illusorie e false certezze. Inizia così a spogliarsi, a denudarsi, inizia a scavare a fondo alla ricerca di qualcosa che possa permanere, qualcosa che non si strappi e non lo abbandoni.
Scava, cerca, si graffia fino a lacerarsi.

Nonostante la ferita che lo solca resta in piedi con uno sguardo, misto di paura e coraggio, pronto a sfidare le incertezze che gli riserva il destino indefinito dietro al quale si può celare sia il paradiso che l’inferno.

Catalano ha saputo plasmare col bronzo una tendenza inarrestabile di ogni uomo, in ogni tempo: La fuga.

Per ribellione, per piacere, per paura, per libera scelta o perché costretto, il viaggiatore si mette in cammino  spinto dalla necessità di trovare altrove una serenità che possa colmare la sua mancanza e arrestare il suo deterioramento interiore

La frattura che caratterizza le sculture é una fragilità introspettiva che si  manifesta esteriormente.
Un’arte, quella di Catalano, particolarmente significativa oggi, in una società caratterizzata da un costante flusso di “radici in movimento”, da viaggiatori alla ricerca di una dimensione che li valorizzi, viaggiatori che, in fuga da una certezza dilaniante, preferiscono rifugiarsi nell’incertezza, in un mondo di viandanti senza meta, in cerca del bronzo mancante con cui colmare il vuoto e ricostruirsi.

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