The Giver – Il mondo di Jonas

The Giver  -il mondo di Jonas, tratto dal primo capitolo del romanzo fantascientifico distopico The Giver – il donatore di Lois Lowry, narra di un futuro, non precisato, nel quale la civiltà viene rifondata e gestita dagli “Anziani”.

Al fine di evitare i conflitti vengono appianate ogni possibili diversità, comprese quelle fra neonati, caratteristiche del genere umano e perfino le emozioni che lo contraddistinguono, ma non vengono totalmente condannate all’oblio; infatti pochi eletti divengono i custodi dei ricordi del passato al fine di poter consigliare al meglio la classe dirigente, questi custodi vengono definiti “ accoglitori di memorie”.

Al raggiungimento della maggiore età Jonas si appresta a prendere parte alla cerimonia pubblica nella quale vengono affidate le varie mansioni ai ragazzi che terminano il loro stato di adolescenti e si apprestano a divenire adulti. A Jonas viene affidato il compito di accoglitore di memorie.

Così il ragazzo riscoprirà i valori e le emozioni che un tempo sono state degli uomini, dopo un lungo apprendistato rivaluta la realtà in cui si trova a vivere, resa vuota dalla mancanza del senso stesso della vita, reso cinematograficamente dalla similitudine con i colori; infatti solo i custodi della memoria sono in grado di vederli, e decide di affrontare una spedizione per restituire all’uomo ciò che ha ormai perso, la sua stessa natura.

Ma in questo viaggio non sarà coinvolto solo lui, sarà aiutato, infatti, da dei suoi amici di infanzia che, pur non comprendendo a pieno ciò che vuole ridare al mondo Jonas, rischieranno la loro stessa vita al fine di portare a termine l’impresa.

A mio parere si tratta di un film adatto a tutti che fa riflettere sulla società nella quali viviamo, dove ogni imperfezione deve essere nascosta; perché imperfetto è ormai divenuto sinonimo di sbagliato. Una realtà nella quale ogni genere di emozione viene addormentata per paura della sofferenza che ne può derivare. La nostra è ancora degna di essere chiamata vita?

Articolo di Giada Maria Iannizzotto

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