IN DIFESA DI DUE PRESUNTI LADRI

Dunque, o giudici, felice di esporre le mie tesi dinanzi a voi, illustri, benamati e acuti
valutatori, introduco la difesa a favore di due povere persone accusate ingiustamente di essere
i fautori di un furto.
Ma prima di dichiarare le ragioni per cui gli imputati sono innocenti,vi voglio raccontare il
loro passato. Questa donna,ottava di dieci figli, trent’anni fa nacque in una famiglia di certo
non economicamente agiata, non frequentò la scuola e lavorò da subito presso una bottega
vicino casa.
Da lì era sempre di passaggio un giovane che si innamorò subito di lei. Lui, proveniente da
una condizione familiare simile a quella della donna, dopo qualche anno di corteggiamenti
riuscì a sposarla. Nel frattempo ottenne lavoro come garzone presso la stessa bottega ma i due
vivevano di stenti. La loro condizione di povertà li spingeva a fare qualche ruberia presso le
botteghe vicine ma i furti non andavano oltre a qualche pezzo di pane o a qualche frutto, presi
per dare da mangiare ai loro due figli non ancora adolescenti.
Accadde che durante una notte la bottega dove lavoravano i due giovani fu depredata.
La mattina seguente non fu trovato neanche un alimento e la porta non fu scassinata, ma
semplicemente aperta con una chiave di cui solo i due giovani erano in possesso, poiché era
stata affidata loro dal padrone.
Appena compresa la gravità del furto, il padrone si recò dal suo avvocato per accusare i due
giovani, sostenendo che fossero stati loro con certezza, visti i precedenti furti presso altre
botteghe.
Ecco che per direttissima un vostro rispettabile collega condannò i miei clienti a due anni di
reclusione.
A questo punto, o giudici, sono stato chiamato da questi poveri giovani per dare loro aiuto e
difesa. Proprio adesso mi trovo qui in tribunale per svolgere il compito che mi è stato affidato
e mi rivolgo a voi, o rispettabili, con qualche domanda.
Sbaglio forse a dire che anche voi, preso atto dei precedenti degli imputati, pensiate che loro
stessi si siano macchiati di questo furto?
Dico male se affermo che la vostra attività investigativa sia tesa a dimostrare la colpevolezza
degli indagati e non, come giusto che sia, le reali responsabilità?
Ho raccontato la loro storia per condurvi a tale considerazione: un precedente non costituisce
una prova per l’accusa e non dovrebbe essere considerato in fase di indagine.
Come si pretende di incolpare due giovani e stabilire già la loro pena, in mancanza di prove
che testimonino l’accaduto?
Quando si deve decidere la sorte di un indagato, sono i giudici a dover dimostrare la
colpevolezza e mai gli indagati a dover dimostrare la propria innocenza.
Pretendete, forse, che siano i giovani stessi a fornirvi qualche testimonianza a dimostrazione
che non siano stati loro?
Questo, purtroppo, non si può assolutamente pretendere. E, se veniamo a questo discorso,
dichiaro apertamente che loro durante quella notte non si trovavano in casa o nei pressi della
bottega. Ebbene, affermo che li ho visti con i miei occhi quella sera mentre passeggiavano
tranquilli lungo le vie del paese fino a tarda notte.
Ma, giunti a questo punto, giudici, quanto potreste credere alle mie parole? Io, seppur in
mancanza di foto o documenti che potrebbero attestare ciò, vi dico di credermi. E affermo
con sicurezza che vi risulta quasi impossibile fidarvi di ciò che vi sto raccontando.
Allora perché dovremmo credere alle parole del padrone della bottega solo perché gli
imputati hanno rubato in altre occasioni?
Dunque, o giudici, adesso sta a voi documentarvi su come stanno realmente le cose, prima
ancora di dare la sentenza a questi giovani. Non è compito loro ricercare informazioni
necessarie a discolparsi, ma sta solamente a voi questo. Finché non ci sarà l’attestazione di
prove verificate, loro continueranno, come è lecito, se chiamati nuovamente in tribunale, a
dichiararsi innocenti.

 

Giuliana Marletta

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