Camilla

 

Care ragazze e mie compagne gloriose,
vi scrivo questa lettera perché, in quegli attimi il sole mi ha sigillato la bocca e il vento mi ha insanguinato le gambe.
Ricordo quando eravamo piccoline… secoli fa. Ricordo quanto ci spaventavamo della nostra stessa ombra o quando nascondevamo i sandali al nostro maestro d’armi , goffo e impacciato, con dei lunghi baffi e dei capelli simili a delle zampe di anatra;
lui accorgendosene starnazzava come un’anatra impigliata tra dei rami ed era incapace di liberarsi, con la sua ciccia… belle risate… bei tempi!
Ricordo i nostri piccoli litigi, le nostre amorevoli battute di caccia con la ricorrente frase “ammazzate quella preda”. Rammento quando cercavamo di rubare le mele nei mercati, arrampicandoci sugli alberi, ma il maestro ci beccava sempre…
Ora è tutto cambiato… la guerra ci ha conquistato. Il freddo ci ha assottigliato le orecchie, non ci fa più sentire la bellezza della natura, della gente e di tutto il creato, dalla più piccola cosa alla più grande. Come è successo? Come sono morta?
Noi tre, seguite dalla nostra cavalleria, avanzavamo incalzanti come delle amazzoni; poi ho visto un uomo, con un’armatura d’oro e porpora e con un mantello color zafferano. All’improvviso l’ira mi ha accecata e non ho saputo resistere… e l’ho inseguito, fino all’ultimo respiro, fino all’ultima goccia di puro odio.
All’improvviso… una freccia, un rumore, un corpo a terra… il mio corpo. Sono stata fregata. Non sono riuscita a estrarla dalla costola. Mi sono accasciata… già il dolore se ne sta andando a tentoni e tutto mi è parso confuso, surreale… sono venute le mie amiche, con le facce sconvolte e tutte graffiate. Con le mie ultime parole ho detto…
– “Mie fedeli compagne informate Turno della mia morte. Non piangete… non piangete. Mamma e papà…”
E ho chiuso lentamente gli occhi. Da quell’orrore non sono uscita viva e non ho potuto pensare.
Care compagne,
vi posso suggerire solo di pensare a quello che fate… io ho già fatto la mia scelta, ma ormai appartengo al passato e già Diana, le mie sorelle e i miei genitori mi hanno accolta. Domani la guerra finirà e voi riprenderete la vostra vita quotidiana, ma vi suggerisco di pensare, solo di pensare…

vostra per sempre
Camilla

 

Testo di Daniele Cataudella ispirato alla Vicenda tratta dall’Eneide, “Camilla e Turno contro Enea e i suoi compagni”

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