Il peso delle parole

È vero, mi innamoro dei dettagli.
Non amo definirmi, darmi dei confini, semplicemente sono alla ricerca di me stessa, sono come una tavola da disegno in cui ci sono mille colori sfumati e nessun contorno limitativo e definito.
Cerco di essere me stessa sempre, e la cosa che amo è la mia spontaneità. Peccato però che in certi ambienti riesco ad essere solo una ragazza silenziosa, in quelle circostanze mi esplode la mente di idee e dentro di me si mescolano le emozioni in combinazioni letali.
Se ho intorno persone che non mi trasmettono nulla, soffro.
Ho bisogno di costanti ispirazioni, di stimoli di ogni tipo, ho un sacco di idee che mi frullano per la testa e vorrei che fossero ascoltate o anche contestate.
Quando contesti qualcuno significa che l’hai ascoltato, significa che hai qualcosa da ridire, vuoi dare uno spunto per riflettere, quando contesti vuol dire che vuoi essere ascoltato e a me piace ascoltare, mi piace capire chi ho accanto anche se poi magari non mi piace ciò che pensa o come lo pensa e dice.
Una cosa che ho dovuto imparare a capire, è il silenzio.
Prima il silenzio mi sembrava inutile.
Perché stare zitti quando si può dire di tutto?
Perché nel silenzio ascolti ciò che hai intorno, ciò che hai dentro.
Nel silenzio eviti le cose superflue ma devi stare attento a non omettere le cose essenziali.
C’è un tipo di silenzio molto imbarazzante, non auguro a nessuno di starci con me perché so per certo che è una sensazione orribile, di ansia crescente.
Ma oltre tutti i tipi di silenzi che potrei elencare ci sono i silenzi che non capisco.
Forse non li capisco perché non so da dove partono.
Quando sei nel tuo equilibrio e nella tua normalità come fai a reagire con il silenzio ad un’esplosione di positività?
O sei una persona troppo profonda o troppo vuota, e in ogni caso per quanto possano essere belle le cose che potrebbero essere prese da te, diventano irraggiungibili, forse c’è a chi piace essere irraggiungibile, a me no. A me non piace chi si crede irraggiungibile perché poi diventa una sfida per il solo desiderio di dimostrare che si può.
Il silenzio… non lo concepisco quando blocca le emozioni, quando crea muri. Il silenzio non sempre spezza, spesso lega, nel silenzio si può fare di tutto, nel silenzio puoi dire di tutto, con un abbraccio, un sorriso, un bacio, una carezza, uno sguardo, con un colore, con un profumo o un ricordo.
Se le vite di tutti procedessero in silenzio si svilupperebbe l’empatia, cosa fondamentale secondo me per stare bene con gli altri.
Ma le parole servono, servono per chiarire il significato dei silenzi, servono per urlare, servono per buttare fuori macigni ed emozioni, servono come via di fuga, servono da illusioni, servono da certezze.
Le parole servono per ammazzare i silenzi inutili, i silenzi dubbiosi, logoranti, tristi, vuoti.
Le parole servono e vanno usate nel modo migliore nelle varie circostanze.
Se non usi le parole almeno fa si che il tuo silenzio non sia fraintendibile .

 

Vera Calendi 

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