Rivivresti la tua vita? L’ispirazione leopardiana

Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.

Questo testo, tratto dalle Operette Morali di Leopardi, scritte tra il 1824 e il 1831, ha stimolato in noi riflessioni e interesse che abbiamo poi deciso di condividere con i nostri intervistati, sottoponendo loro diversi quesiti. La fascia d’età degli intervistati è stata varia, per permetterci di ottenere una vasta gamma di risposte, in considerazione delle diverse esperienze di ognuno.

Per prima cosa, oltre ai dati anagrafici, abbiamo chiesto delle informazioni personali riguardanti la sfera affettiva, per poter capire come le varie relazioni interpersonali e sentimentali possano influenzarci sul giudizio che daremmo alla nostra vita e alle nostre scelte.

Una parte delle domande richiedeva una risposta netta, affermativa o negativa, ed erano:

-Pensi di aver avuto una vita difficile?

-Pensi di aver sofferto durante la tua vita?

-Pensi di sapere, dunque, cosa sia il dolore?

-Pensi di aver vissuto dei momenti felici nella tua vita?

-Sapresti dire cosa sia la felicità?

Il 95% degli intervistati ha dato delle risposte uguali, affermando di non aver vissuto una vita difficile, ma di aver conosciuto tanto il dolore quanto la felicità. La restante percentuale ha dato delle risposte opposte, affermando di aver vissuto una vita caratterizzata più da sofferenze e difficoltà che da momenti felici.

La restante parte delle domande richiedevano invece delle risposte da argomentare, ed era:

-Se potessi rivivere la tua vita esattamente come l’hai vissuta fino ad ora, senza poter cambiare nulla, non avendone dunque coscienza, la rivivresti?

-Se invece potessi rivivere la tua vita avendone coscienza, quindi potendo cambiare le tue azioni, la rivivresti?

Abbiamo deciso di riportare, in forma anonima, alcune delle risposte che ci sono sembrate più significative.

“Per me la felicità è sinonimo di serenità. Sì, rivivrei la mia vita esattamente come l’ho vissuta fin’ora, perché la sua bellezza sta proprio nell’inconsapevolezza di ciò che può accaderti da un momento all’altro. La rivivrei anche avendone coscienza, perché proverei a cambiare le situazioni che mi hanno fatto tanto soffrire ma, in verità, potrei anche andare incontro a eventi ben peggiori dei precedenti e… chissà!” (Donna, 59 anni, sposata con figli).

“Sì, rivivrei la mia vita in blocco. Alcuni momenti li rivivrei per sempre, in loop. La parte più bella della mia vita non è stata l’adolescenza, principalmente per la precarietà che la contraddistingue. Ho cominciato a fare il lavoro che amo a 26 anni, quindi la parte più bella per me è quella che va dai 30 anni in poi, perché sei più stabile e puoi prendere in mano la tua vita, prendendo decisioni che ti autodeterminano. Rivivrei la mia vita anche potendo cambiare alcuni momenti, perché so perfettamente quali siano stati i miei errori, e dove ho sbagliato e perché, spesso per ira o per scarsa autostima.” (Donna, 49 anni, sposata con figli).

“Dipende, se avessi coscienza della mia vita la rivivrei. Se ad esempio oggi avvenisse il reset della mia nuova vita e ricordassi tutto ciò che mi è successo fino ad ora, ci metterei la firma, per ricominciare daccapo, perché ci sono cose che potrei evitare e dolori che non vorrei rivivere. Eviterei cose brutte che continuano a condizionarmi in modo negativo e che mi condizioneranno per sempre, ma anche cose brutte accadute alle persone che amavo. Se invece non potessi cambiare nulla, la rivivrei lo stesso, perché pur avendo sofferto tanto ho fatto del bene ad altri e di questo vado fiero.” (Uomo, 35 anni).

“Premesso che do un’importanza fondamentale all’unicità della persona così come alla sua identità, penso che io sia io non soltanto perché ho un nome e un cognome che mi distinguono dagli altri, ma perché sono il risultato ultimo delle mie esperienze e di ciò che ho vissuto. Rivivere la mia vita in maniera diversa renderebbe me diversa, è impossibile distinguere le due cose. Per cui, sofferenze, rimpianti, cattive decisioni a parte penso che sceglierei mille volte di rivivere la mia vita esattamente come l’ho vissuta fino ad ora e apportando eventualmente piccole modifiche in itinere in funzione di miglioramenti della mia persona. Non cambierei la mia vita ma rifarei tutto, sempre perché se io sono questa è perché ho fatto un percorso che è durato tutta la mia vita, altrimenti sarei un’altra, completamente diversa.” (Donna, 19 anni).

L’ultima delle risposte che riportiamo appartiene a quel 5% degli intervistati che dichiara di aver vissuto una vita difficile.

“Sì, rivivrei la mia vita perché ogni esperienza, per quanto dolorosa e difficile, ha contribuito a rendermi la persona che sono e mi ha insegnato molte più cose di quante, forse, ne avrei apprese se fossi stata sempre felice. Come dicevano i Greci: πάθει μάθος, “con il patire, capire”. La rivivrei anche potendo cambiare le situazioni, perché cercherei di cambiare forse alcune azioni che potrebbero aver condizionato dei momento ben precisi della mia vita e anche quella di chi mi è accanto e, per conseguenza, non solo la mia.” (Donna, 34 anni).

Per concludere, crediamo che anche se ad istinto inizialmente tutti hanno risposto di non volere rivivere la loro vita così com’è stata e senza poter cambiare nulla, ad una più profonda riflessione e introspezione, si sono resi conto del reale valore della loro vita e delle esperienze che li hanno resi ciò che sono ora.

“Jenny era solito dire che se uno non desiderava tornare a rivivere la propria vita, allora l’aveva sprecata. Non saprei dire. Anche se mi considero fortunato di aver vissuto la vita nel modo in cui l’ho vissuta, non mi piacerebbe essere così fortunato due volte.”

(Sam Savage, Firmino)

Chiara Brugaletta

Emilia Cascone

Elena Farruggio

Un pensiero riguardo “Rivivresti la tua vita? L’ispirazione leopardiana

  • marzo 4, 2018 in 7:59 pm
    Permalink

    Cuore, mio cuore, turbato da affanni senza rimedio,
    sorgi, difenditi, opponendo agli avversari
    il petto; e negli scontri coi nemici poniti, saldo,
    di fronte a loro; e non ti vantare davanti a tutti, se vinci;
    vinto, non gemere, prostrato nella tua casa.
    Ma gioisci delle gioie e soffri dei dolori
    non troppo: apprendi la regola che gli uomini governa.
    Archiloco

    Risposta

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