Caro Salvatore Quasimodo

UOMO DEL MIO TEMPO.

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo

Caro Salvatore Quasimodo,
nonostante siano passati poco più di settant’anni dalla composizione di “uomo del mio tempo “ , l’essere umano non ha mai smesso di commettere gli stessi errori che ha sempre fatto fin dal principio, o, come scrivevi tu, “ quando il fratello disse all’altro fratello: -andiamo ai campi-”.
Con la nostra tecnologia siamo riusciti a racchiudere tutto il sapere del mondo dentro un piccolo apparecchio che abbiamo sempre in tasca, il quale ci permette anche di comunicare con tutto il mondo e ci darebbe la possibilità di abbattere le frontiere e scoprire quanto siamo simili; eppure lo usiamo per infondere odio tra di noi e, nonostante ci definiamo moderni, evoluti, non lo siamo abbastanza da comprendere di dover smettere di uccidere i nostri simili. La nostra “scienza esatta “ non ci permette di trovare soluzioni alternative alla violenza; anzi troppo spesso è “persuasa allo sterminio”. Uccidiamo ancora “ come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ci videro per la prima volta” per un pezzo di terra, quando ne abbiamo già, o per i soldi, che abbiamo inventato noi. Quindi, caro Salvatore Quasimodo, mi chiedo perché continuiamo a macchiare di sangue la terra e le nostre mani per cose che abbiamo. Perché dimentichiamo la nostra umanità, ma non dimentichiamo “ le nuvole di sangue, i nostri padri” le cui “tombe affondano nella cenere” dei quali “ gli uccelli neri, il vento coprono il cuore”?
Sai, Quasimodo, credo che ancora l’uomo sia “quello della pietra e della fionda” e nonostante la tecnologia che riuscirà a sviluppare, rimarrà sempre tale fin quando i bambini continueranno a morire a causa del governo che dovrebbe garantirne i diritti. Sarà ancora“quello della pietra e della fionda” fin quando si spenderanno più soldi per uccidere che per salvare vite. Sarà ancora“quello della pietra e della fionda” fin quando sulla terra verrà versato del sangue in nome del profitto,della democrazia o per qualsiasi giustificazione fittizia che vogliamo dare alla nostra sete di potere e di dominio sui altri uomini, perché l’essere umano è questo, non a fare altro che dominare, non importa il prezzo, perché il prezzo più importante della nostra epoca è quello del lusso che si può avere rispetto agli altri, non il prezzo che si ha per essi.

 

IANNIZZOTTO GIADA MARIA

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