“Dipende da te”- intervista a Simone Digrandi

Giovani e crisi- due termini ultimamente sempre accostati l’uno all’altro.
La crisi economica che incombe sull’Italia ormai da anni, ha generato problemi nell’ambito occupazionale. I più penalizzati sono i Millenials, giovani delle nuove generazioni che, concluso il percorso formativo, sempre più spesso trovano le porte del mondo del lavoro chiuse. In un momento così delicato è importante sapere reagire alle difficoltà, prestando fede soprattutto alle proprie personali attitudini e passioni.
Simone Digrandi, imprenditore ragusano della rete professionisti Formability e fondatore dell’Associazione Youpolis, fa parte dei giovani che si sono laureati quando è iniziata la crisi. A differenza di molti, ha fatto una scelta controcorrente: è rimasto in Italia e si è creato da sé una soluzione alla crisi economica e lavorativa.
Ha deciso di incontrare gli studenti degli istituti ragusani per condividere la sua storia e incoraggiare i giovani a non demordere e reagire alla scoraggiante crisi degli ultimi tempi. È stato nostro ospite all’assemblea d’istituto di giorno 23 febbraio, abbiamo colto l’occasione per fargli alcune domande.

 

I tuoi incontri con gli studenti hanno l’obiettivo di incoraggiare i giovani attraverso la condivisione della tua personale esperienza. Da dove è iniziato tutto?
La storia che porto nelle scuole inizia con una serie di difficoltà a cui ho saputo trovare una soluzione. Mi sono laureato in scienze dell’amministrazione quando è iniziata la crisi, e non ho trovato nessun impiego. Dopo aver girato l’Italia e dopo aver visto sfumare un’occasione all’estero, ho deciso di tornare in Sicilia e aprire un’attività dedicata alla mia passione, cioè la comunicazione. Ho incontrato altri ragazzi che, come me, hanno fatto la stessa scelta coraggiosa e azzardata. Ci siamo uniti e abbiamo aperto una nuova azienda chiamata Formability. Aiuta le aziende a utilizzare i social per gestire al meglio le attività. Formability è il frutto di determinazione, passione e creatività.
Ciò che faccio ora non ha nulla a che fare con il mio percorso universitario. Ho lavorato nella radio per 15 anni. Mi è sempre piaciuto il mondo della comunicazione, perciò ho aperto la mia attività. La mia è una scelta controcorrente, non solo sono rimasto qua in Sicilia, ma mi sono dedicato a qualcosa che esula dalla mia formazione universitaria. Ho fatto una scelta diversa grazie alla quale la mia vita ha preso una piega che non mi aspettavo e non si aspettavano neanche le persone a me vicine, primi fra tutti i miei genitori. Ho affrontato una serie di difficoltà. Dovevo dimostrare la mia determinazione a chi non comprendeva questa scelta . I pregiudizi erano tanti all’inizio. Tutti si aspettavano che, dopo aver studiato sei anni, avrei fatto l’amministratore pubblico. Alla fine, pur avendo intrapreso una strada diversa dalla mia formazione, quello che ho studiato all’università mi è comunque molto utile in quello che faccio oggi, considerando che sono l’amministratore dell’associazione.
Ho scelto di andare nelle scuole a raccontare la mia storia perché è importante che i ragazzi capiscano l’importanza di sapersi sempre reinventare e non abbattersi. La soluzione non sempre va trovata, alle volte va creata.

Il tuo libro si intitola “dipende da te”. Su cosa è incentrato?
Il libro è incentrato sull’importanza di valorizzare il proprio talento. Ho messo in rilievo anche l’importanza di fare squadra, avere obiettivi comuni rende ogni lavoro più semplice. Nel libro do dei consigli per evitare problemi e incomprensioni, che spesso nascono all’interno dei gruppi di lavoro.

Quanto è presente la tua esperienza personale nel libro?
In realtà “Dipende da te” non è solo la mia storia, anzi, la mia storia è presente solo in brevi riferimenti ad episodi che ho personalmente vissuto. Il libro è costituito, invece, da una serie di consigli che aiutano i giovani a gestirsi al meglio i progetti futuri. Sta vendendo un soddisfacente numero di copie. La casa editrice devolve il ricavato a dei progetti sociali. A Ragusa si trova presso la libreria Flaccavento e presso la Ubik, ma è disponibile anche online.
Ha avuto un buon riscontro. L’anno scorso siamo stati coinvolti in un evento al Senato della Repubblica. Insieme ad altri ragazzi, partendo dal libro, abbiamo parlato dell’importanza di ripartire da sé stessi. Diventa un concetto fondamentale per i giovani, vista la crisi degli ultimi tempi che riguarda tutta l’Italia, non solo il sud.

Qual è l’obiettivo del tuo libro?
Cerco di motivare i giovani e convincerli a valorizzare le loro passioni, che possono diventare qualcosa di concreto. Puntare tutto su una passione significa anche andare incontro a un rischio, sicuramente serve avere tanto coraggio. Diventa fondamentale seguire i consigli giusti, per questo i consigli sono la componente più importante del mio libro.

Qual è il consiglio più importante che ti è stato dato?
Quando ci si trova davanti alla difficoltà non bisogna farsi sopraffare dall’ansia e dal panico. Chiedersi sempre “ quali sono le soluzioni?” perché c’è sempre una soluzione a tutto. Ansia e preoccupazione distolgono l’attenzione dalla vera natura di un problema.

In ufficio ricevete molti giovani. Che consiglio date a chi si trova in mano un’attività di famiglia da gestire? Come affrontare questa responsabilità?
Innanzitutto partire dalla sincerità con se stessi e con la famiglia. Bisogna capire da subito se l’attività interessa veramente o se rappresenta solo un obbligo, in tal caso è meglio lasciare perdere da subito. Se, invece, l’attività interessa realmente, consiglio sempre di valutare eventuali cambiamenti per modernizzarla e migliorarla, a volte è sbagliato lasciare le cose come sono. I cambiamenti sono sacrosanti.

La tua attività è lontana dalla tua formazione universitaria. Se potessi tornare indietro, intraprenderesti lo stesso percorso di studi?
Sì, perché grazie all’università ho maturato la giusta lucidità per gestire le cose. Ho studiato scienze d’amministrazione, un percorso di studi che mi è stato molto utile soprattutto per imparare a coordinare il lavoro, e mi è molto utile tutt’ ora. Dico sempre ai ragazzi che l’università va scelta in base a quelle che sono le passioni e le predisposizioni personali. Lo sbocco lavorativo può anche essere diverso dal percorso di studi, l’importante è studiare ciò che più appassiona. La passione dà una marcia in più. Questo chiaramente vale anche nel mondo del lavoro e nella vita in generale. Le difficoltà si superano con più facilità se l’obiettivo è una cosa che ami.

Molti ragazzi fanno una scelta opposta alla tua: c’è chi decide di abbandonare l’Italia. È giusto “fuggire” altrove, senza aver provato a trovare una soluzione qui?
Penso che non ci sia una scelta sbagliata o una giusta, non mi sento di dire che l’estero sia la soluzione e restare qui sia sbagliato, o viceversa. In entrambi i casi ci vuole coraggio. La scelta è giusta se si fa ciò che si vuole veramente .È sbagliato, invece, partire solo perché c’è la tendenza di farlo. Negli ultimi tempi è una scelta sempre più condivisa tra i giovani. La crisi ovviamente è uno dei motivi principali, ma non è il solo. Un ruolo importante, a tal proposito, è svolto dai media e dalla disinformazione. Si dà sempre molta attenzione a chi decide di abbandonare l’Italia. Un ragazzo come dovrebbe sapere che ci possono essere delle opportunità anche qui? Se si parla solo di chi va via, i giovani si scoraggiano sempre di più. Io, invece, nelle scuole provo a diffondere un messaggio positivo. Qualcuno deve pur farlo!

Ph Irene Blanco

 

Ones Farhat

Irene Blanco

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