Fake News

«Le cose importanti che ho imparato nella mia vita le ho apprese sempre da persone concrete». Alla fine dell’incontro con Nuccio Condorelli, relatore del corso “Fake news ed esigenza di conoscenza del reale”. Vecchi e nuovi media: quale sfida per il giovane di oggi?”, svoltosi presso il Liceo Classico Umberto I di Ragusa, la considerazione di Salvatore, 5C, mette in rapporto la conoscenza autentica di ciò che è utile all’esistenza con l’esperienza dell’incontro.
Dici “fake news” e pensi ad una mega bugia che, dilagando sulla rete, cambia l’esito delle elezioni e fa vincere il “cattivo” al posto del “buono”. La distinzione che Condorelli fa all’inizio della relazione, tra convinzione e persuasione, chiarisce che la questione si pone ad un livello più profondo e personale. «La persuasione –afferma infatti- non mira a convincere. Essa è una forma d’arte in cui il sembrare vero conta più dell’essere vero». Ed è così che Babbo Natale sostituisce Gesù come origine e senso del Natale. «Ma io non sono libero di aderire alla festa del consumismo?» sbotta Luca di IIIA. «Certo!- ribatte il relatore- però diamo alle cose il loro nome, non chiamiamolo Natale».
Il tema del rapporto con la realtà è il punto nodale del corso. La realtà ci sembra troppo poco! In ogni istante ciascuno di noi ha sottomano la possibilità di ascoltare la musica che preferisce, vedere le immagini che più lo attraggono, connettersi con l’amico dall’altra parte del mondo, mentre il prof sta spiegando “le solite cose”.
Siamo di fronte ad una lenta ma inesorabile «deformazione della nostra percezione di ciò che è reale». Il guaio è che tutti ci crediamo immuni. Citando Grafman, neurologo e studioso di scienze cognitive, Condorelli afferma che «il cervello umano, sottoposto agli stimoli del multitasking informatico, diminuisce la capacità di pensare e tende ad a fare proprie soluzioni convenzionali». La capacità di lettura dei testi è la più compromessa. «Leggiamo il titolo per esteso –spiega descrivendo un’immagine che fotografa il movimento delle pupille sullo schermo- e poi, ad ogni paragrafo, un po’ di meno, come a descrivere una F. La conseguenza è la superficialità».
L’analisi dell’impatto di Cambridge Analytica, una società che combina l’analisi sistematica di dati e le strategie della comunicazione, sulla campagna presidenziale di Donald Trump apre ai ragazzi lo scenario di un fenomeno globale pericolosissimo. Il lavoro sui dati da parte di questo tipo di società ha infatti lo scopo di «persuadere, manipolare e convincere la singola persona, in politica come in economia». Le informazioni ricavate da Cambridge Analytica, ad esempio, erano desunte da oltre 450.000 sondaggi al mese negli USA. Queste mole enorme di informazioni acquisibili e acquistabili in rete, sono alla base delle “campagne psico-grafiche”. Un bombardamento mediatico “mirato” che, tenendo conto delle convinzioni personali e del profilo psicologico, cerca di “spostare” progressivamente l’orientamento della persona verso l’obiettivo prefissato, prodotto commerciale o uomo politico che sia. «Nulla di meccanico -precisa Condorelli- Tuttavia, attraverso l’addressable advertising, una forma di “comunicazione personale di massa”, state sicuri che vi offriranno il prodotto che avete digitato sul motore di ricerca» o la puntualizzazione che il tale candidato, su quel tema che vi sta a cuore, ha la vostra stessa sensibilità.
Luca reclama un metodo per difendersi, ma le strategie, di cui pur si deve tener conto, non possono sostituire la necessità di passare tutto al vaglio dell’esperienza personale. Meglio se dentro un incontro umano, come dice Salvo, in cui si riprenda l’antica abitudine a riflettere sul reale. Forse per questo Dio, si è fatto carne. Perché alla Verità si può credere solo se ne può fare esperienza.

Mario Tamburino, professore di lingua e cultura inglese

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