Melania Rea, cosa significa essere moglie in Italia?

TUTTA LA STORIA DI MELANIA IN BREVE

Classica (purtroppo) storia: Salvatore Parolisi, uomo di Ascoli ed ex caporalmaggiore dell’esercito, è sposato con Melania Rea, donna di vent’anni. Hanno una figlia, Vittoria, di due anni, sorridente, intelligente e bella. Tuttavia Salvatore, dietro quello che sembra un matrimonio perfetto, ha un amante. La tensione sale sempre di più, e lei continua a ripetergli di mettere fine al suo matrimonio con Melania. Salvatore scoppia, e, il 18 aprile 2011, mette brutalmente fine alla vita della mamma di sua figlia, uccidendola con ferocia e crudeltà, trentacinque coltellate. Forse dopo sopravviene la paura di essere scoperto, così ne trafigge il corpo senza vita con delle siringhe e incide sulla sua pelle insanguinata svastiche e altri simboli, sperando che si pensasse che fosse stata tradita da un tossicodipendente. La vita di Melania ha fine così.

OGGI

Salvatore Parolisi aveva inizialmente avuto la condanna all’ergastolo, ridotta poi a trent’anni e poi a venti perché, secondo la corte, non è stato riconosciuto l’aggravante crudeltà. La corte sostiene che “Fa una vita tranquilla, studia, esegue i lavori, attenziona la giurisprudenza per comprendere di più sul suo caso”. Buona condotta. Un detenuto del genere, che ha non solo ucciso ma anche martoriato una donna innocente, la mamma di sua figlia, sta per avere la concessione di permessi speciali e forse dimezzamento della pena per “buona condotta”.” Perché “vuole rifarsi una vita” e non vuole più fare del male a nessuno. Tuttavia si è dimenticato che la vita di Melania, invece, è finita, e quella della piccola Vittoria, oggi in quinta elementare, si è rovinata del tutto. Non si è assolutamente pentito, e liberarlo o premiarlo sarebbe come uccidere Melania di nuovo. Credo che molti la pensano come me, a chiunque può succedere una tale disgrazia, e concedergli benefici sarebbe dimenticare mia sorella. Non è normale che in Italia chi spaccia o ruba abbia una pena uguale o maggiore a chi uccide”. Queste le parole di Michele Rea, fratello di Melania, da me perfettamente appoggiate. Finché la legge sarà questa, non possiamo aspettarci che l’Italia cambi, che una donna cammini serena per strada, che vi sia serenità nell’animo di qualcuno quando ha una lite violenta con il marito. In questo modo l’omicidio diventerà “normale” perché nessuno si spaventa, in Italia bastano pochi anni per rivedere la luce del sole, e ricominciare come se nulla fosse. Il riposo eterno di nessuna donna sarà mai vero se i loro assassini potranno tornare liberi e potranno “rifarsi una vita”. Perché Melania, Sarah, Yara, Michela, Ana, Laura, e molte altre, la vita non potranno godersela mai più.

Delia Pittore

Liceo classico Umberto I VA, Biomedico 🧮

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