Una quarantena di novità- di Isabella Scalone

Nonostante fisicamente siamo tutti più lontani, io sento tutti inesorabilmente più vicini. I miei nonni spesso
mi avevano parlato della tanto famosa Italia patriottica… Italia che io, purtroppo, non avevo mai avuto
l’onore di vivere. Sono cresciuta vedendo gli italiani divisi tra polentoni e terroni, tra leghisti e grillini…
insomma divisa. Non credevo ai miei nonni e consideravo un’utopia l’esistenza di questo sentimento
patriottico italiano. Ma mi sbagliavo… ora so che questo sentimento esiste. Ho capito che l’uomo diventa
solidale con i suoi simili quando sa di trovarsi in pericolo. Gli uomini si stringono gli uni con gli altri per
infondersi coraggio, per sentirsi meno soli… del resto, mal comune mezzo gaudio. Ho capito che di fronte
ad una grande minaccia, non importa l’ideale politico o che dialetto tu abbia quando comunichi, in quel
momento ha valore solo l’umanità, nel senso più generale del termine. Se ci pensate è ridicolo… l’uomo nel
corso della sua esistenza perde la propria empatia verso il prossimo e, come conseguenza di ciò… quasi
come fosse una sorta di rimedio, la grande entità che regola l’universo decide di scagliare qualcosa contro il
genere umano per far tornare a questo l’umanità. Siamo così stupidi da sostenerci solo quando ormai ci
troviamo dentro una cosa più grande di noi. Ringrazio il coronavirus per aver fatto ritrovare agli italiani il
loro sano patriottismo e spero, con tutto il cuore che, una volta finito di ultimare il suo incarico di
riconciliatore di anime, questo grande flagello se ne vada via. Sono parecchi giorni ormai che non esco più
di casa… trascorro le giornate in compagnia di mamma e papà. Ho sempre desiderato avere più tempo da
passare con loro, ho sempre desiderato trascorrere intere giornate con loro a casa… eppure ora che ho la
possibilità di avere tutto ciò, non sono felice. Ora direte qualche stronzata tipo “eh l’essere umano non è
mai felice, non ci accontentiamo mai” o oppure “una volta che otteniamo qualcosa non vogliamo più averla
perché automaticamente ne perdiamo interesse”. No, non è nulla di tutto ciò, signori. Non sono contenta
perché vedo i loro volti… vedo lo sguardo perso che accomuna loro e il resto della gente. L’uomo senza il
lavoro non è nulla, il lavoro è propedeutico all’uomo, diceva Marx… e aveva ragione. Sembrano degli zombi
ambulanti, i loro occhi sono spenti e so per certo che se non riprenderemo presto la nostra quotidianità,
qualcosa esploderà. Sembra una lotta stile Hunger Games, vediamo chi resiste di più. Nessuno di noi si gode
questi giorni di riposo, nessuno… perché? Beh, perché non è un riposo voluto e scelto da noi e, soprattutto,
non è la ricompensa di una fatica fatta. Giornalmente tutti noi ci mettiamo davanti il televisore in attesa di
qualche notizia, non importa se positiva o negativa, l’importante è sapere e continuare a sperare. L’altro
giorno ho aperto la finestra che dà sulla strada sporgendo leggermente il naso fuori, giusto il necessario per
annusare un’aria diversa da quella di casa mia. Ho sentito l’aria fresca della primavera entrare in contatto
col mio viso, ho sentito l’odore dei neonati fiori, ho sentito il vento farsi spazio tra le mie narici e giocare
con i boccoli dei miei biondi capelli. Ho percepito, in quella frazione di secondo, la libertà di cui tutti parlano
ma pochi perdono e riacquistano davvero.
scritto da Isabella Scalone.

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